L'editoriale del numero di Coltelli di febbraio: "Viva il damasco!"

Wed06192013

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L'editoriale del numero di Coltelli di febbraio: "Viva il damasco!"

Una delle note che ha caratterizzato lo scorso Cic Show milanese, nello splendido salone dell’hotel Marriott, è stata la presenza ricorrente del damasco: molti coltellinai hanno scelto questa lavorazione dell’acciaio per mettere in mostra la propria arte al massimo livello. Passeggiando tra i banchetti abbiamo avuto modo di ammirare lame in acciaio damasco contraddistinte da disegni fantasiosi e bellissimi.

 

Ne hanno fatta di strada i forgiatori da quando nacque il primo damasco che conosciamo, probabilmente per motivi religiosi, come oggetto del culto! Era una punta di lancia etrusca, appartenente al corredo di una tomba del VII secolo a.C. Per questo abbiamo deciso di dedicare questo numero al damasco. Già sfogliando l’ampio reportage che abbiamo dedicato alla rassegna meneghina avrete modo di farvi un’idea del livello raggiunto da alcuni artigiani italiani e stranieri. Come scrive Roberto Allara nel servizio dedicato alla lavorazione del damasco, “i motivi per cui un forgiatore di lame inizia a produrre il damasco sono due: la soddisfazione di realizzare il proprio acciaio, sia dal punto di vista funzionale sia da quello estetico; il secondo motivo è funzionale, perché si può ottenere un prodotto migliore”. In effetti, durezza e resilienza sono due qualità distinte, rispettivamente di ferro e acciaio, e possono essere entrambe trasferite a una billetta costituita da strati alternati dell’uno e dell’altro. Prendete i coltelli di Santino Ballestra, knifemaker universalmente riconosciuto come uno dei migliori creatori di lame in damasco.

La sua passione è iniziata a 17 anni, quando si dedicava alla pulitura e al restauro di armi antiche per armerie e collezionisti privati. Il damasco è stata la sua prima scelta; oggi, da due billette da 17 strati ne ottiene una da 33, e unendo due di queste ultime se ne ottiene una da 65, e così via, fino a certi San-Mai da 6mila strati. E proprio due coltelli di Ballestra sono stati la scintilla della passione per il damasco di Simone Raimondi, coltellinaio romano, protagonista del servizio di pagina 32. Dopo averli acquistati, Simone ha chiesto a Santino di assistere a una sessione di forgiatura. E Ballestra, che come tutti i grandi maestri non ha timore di condividere le sue conoscenze, ha invitato Simone nel suo laboratorio ad assistere alla nascita di alcune billette di damasco: “Ricordo ancora oggi con emozione che Santino mi fece battere con il maglio una billetta”, ricorda Raimondi. Il damasco è, poi, celebrato da Pietro Elias e Pierluigi Piras in due coltelli che mescolano antico e moderno. E spazia nel settore industriale, nel bel coltello di Maserin (Spider) e nella sciabola Mathusalem di Viper.

 

Infine, concedeteci una breve autocelebrazione: il numero di Coltelli che avete tra le mani è il 50esimo dalla sua nascita, avvenuta 12 anni fa. È un lungo percorso per una rivista bimestrale che ha potuto crescere e divenire quella che è grazie ai lettori e alla fiducia di quanti hanno investito su di noi. A loro tutti va la nostra riconoscenza.

Gianluigi Guiotto