
Interviste
Le beccacce di David Goncalves
- 26 Marzo 2013
- Viviana Bertocchi
Lo spinone secondo Luca Massimino
- 04 Ottobre 2012
- Viviana Bertocchi

Razza molto antica e da sempre tanto apprezzata dai cacciatori per le qualità di naso, resistenza, rusticità, ferma e riporto, il tutto in ogni circostanza di luogo e di tempo; cane adattabile a cacciare su tutti i terreni e ogni tipo di selvatico, ma impareggiabile nei canneti, negli acquitrini e ovunque la macchia rappresenti un ostacolo. Lo spinone può essere il cane da ferma di tutti i cacciatori, anche di quelli più esigenti… bisognerebbe solo provare a conoscerlo meglio!
Le beccacce di Jean Paul Boidot
- 25 Settembre 2012
- Viviana Bertocchi

Presidente di tutti i beccacciai europei, Jean Paul Boidot è figura di riferimento per la caccia, la storia e lo studio della beccaccia. E’ a capo della FANBPO, la federazione che riunisce tutte le associazioni specialistiche nazionali del Paleartico occidentale; è stato inoltre presidente del Club National Bécassiers di Francia dal 1996 al 2004. Attualmente ricopre la carica di presidente onorario e responsabile del polo scientifico dello stesso CNB, coordinando le attività di ricerca connesse alla raccolta e alla lettura delle ali, all’inanellamento, alla cura dei biotopi, alla meteorologia e alle attività cinofile
E non solo… Oltre a quanto detto nelle righe di introduzione a questo articolo, il dottor Boidot è anche interlocutore prezioso per le istanze della beccaccia presso la FACE e la Comunità Europea, ma nonostante tutto ha ancora tempo per dedicarsi ai suoi cani. Beato lui: vive e caccia in Bretagna, meraviglioso angolo di Francia assunto a terra preferita di svernamento delle beccacce del Nord. Proprio intorno alla casa di Boidot, a ridosso delle grandi spiagge dell’Oceano Atlantico, iniziano i boschi e le pinete che declinano lungo i canali d’acqua oceanica temperata. Lingue d’acqua salmastra che s’infilano per chilometri nell’entroterra bretone. I campi adiacenti sono ricchi di bestiame e una frequente pioggia sottile conferisce ai biotopi di Bretagna le condizioni ideali per lo svernamento della specie e l’esaltazione della nostra caccia. Jean Paul è stato un famoso veterinario (notevoli e ancora attuali sono le sue ricerche sulle malattie oculari), trasferitosi da Parigi nella campagna bretone insieme alla moglie Marie, anche lei veterinaria. “Mi capita spesso di tornare a Parigi, per curarmi dagli acciacchi, purtroppo e soprattutto. Seguo con passione la mia squadra di calcio, il PSG, e il rugby, ma tutto il mio tempo è dedicato alla beccaccia”.
Siamo nel suo paradiso, un’elegante casa di campagna dentro un bosco, con un grande prato che ospita un piccolo lago. La sera le beccacce fanno visita al paradiso di Boidot. E’ una sinfonia di grida di uccelli e di luci rarefatte, non siamo nel Mediterraneo: altri odori, altri rumori, specialmente quello dell’oceano. “Se ti affacci lassù vedi la grande spiaggia, di fronte, volendo… New York. Ma le beccacce non si azzardano, si fermano tutte qui”.
E’ proprio il limite fisico e geografico che fa della Bretagna l’angolo più frequentato dalle beccacce provenienti generalmente dal passo di Calais, seguendo la direttrice est-ovest. Immaginatevi quindi un’area privilegiata dove è possibile cacciare, studiare, effettuare ogni tipo di rilevamento in piena tranquillità, potendo così estrapolare notevoli risultati scientifici. Gli studi di Boidot, le sue osservazioni quasi trentennali su questi terreni, la ricerca meticolosa sul piumaggio, sull’apparato sessuale, sulla biologia e morfologia della specie, lo rendono la massima autorità mondiale della beccaccia. “Ricordati che sono e resto cacciatore…” me lo dice accarezzando la pointer bianco-nera, sempre al suo fianco, anche in casa. Boidot ha una famiglia allargata a sei cani, sparsi fra tappeti e divani, ha aperto una bottiglia di vino francese (che nemmeno assaggia, poiché astemio); io gli ho portato il solito olio extravergine toscano. Chiacchieriamo dietro le vetrate che si affacciano sul paradiso.
Jean Paul, perché la FANBPO?
La FANBPO, ovvero la Federazione delle Associazioni Nazionali dei Beccacciai del Paleartico Occidentale, è stata creata per raggruppare i beccacciai appassionati e responsabili con lo scopo di mettere in atto misure di gestione comune su tutto il suo areale di estensione, il Paleartico Occidentale (Dichiarazione di Folgueroles-Spagna 2002).
Puoi fare un bilancio della FANBPO fino a oggi?
In circa dieci anni abbiamo aggregato nuovi membri come la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e il Galles. Alla fine di ogni stagione tutte le delegazioni presentano i loro bilanci sull’andamento dell’age ratio (percentuale dei giovani rispetto agli adulti), della sex ratio (percentuale dei maschi rispetto alle femmine), sui tassi di sospensione della muta (per classificare l’età) e sugli indici cinegetici di abbondanza (ICA). Sforzi importanti sono stati fatti per conoscere meglio la migrazione attraverso l’inanellamento e la radio-segnalazione. Per seguire la migrazione sono stati inaugurati dei Centri Studi Beccaccia, come quelli che avete realizzato in Italia. In Francia abbiamo studiato la resistenza fisiologica della beccaccia in condizioni di gelo e di penuria alimentare, e cerchiamo di approfondire le conoscenze sul ciclo sessuale (in particolare la riproduzione) attraverso lo studio delle gonadi e il dosaggio ormonale. In molti altri Paesi abbiamo realizzato un Protocollo Ondata di Freddo o Gelo Prolungato allo scopo di sospendere la caccia se necessario. Poco a poco stiamo quindi costruendo una legislazione specifica sulla beccaccia.
Quali sono i rapporti con i Paesi fuori dall’Europa, ma che ospitano la maggioranza dei siti di riproduzione e che ancora adottano legislazioni scorrette riguardanti la beccaccia?
Purtroppo occorre riconoscere che le relazioni della FANBPO con i Paesi ex URSS e dell’Est sono praticamente inesistenti. Soltanto l’Ungheria è aperta e collabora con noi. Comunque, durante l’ultimo Workshop Beccaccia di San Pietroburgo, nel maggio 2011, una delegazione russa mi ha contattato per conoscere meglio la nostra legislazione e hanno dichiarato di voler regolamentare la caccia turistica e commerciale alla beccaccia.
Si parla spesso, infatti, di “safari beccaccia” e davanti all’ostentazione di certe foto con carnieri esagerati i veri beccacciai sono molto indignati, mentre l’opinione pubblica giustamente ci castiga non potendo distinguere fra cacciatori e sparatori.
Nella prossima assemblea generale della FANBPO, che si terrà a Limoges (Francia), parleremo dei “safari beccaccia”, vere e proprie stragi, per proporre e adottare misure logiche, semplici ed efficaci. Regole e limiti già esistono, ma non vengono rispettati. Bisogna insistere su questo punto. Esistono numerose possibilità e modalità di cacciare all’estero e di tutto ciò bisognerà discutere.
Quest’anno anche l’Italia ha conosciuto una forte ondata di freddo siberiano, per fortuna a caccia già chiusa. Come si difende la beccaccia in caso di gelo prolungato?
Le ondate di freddo sono sempre di difficile gestione. Non sono mai simili. Un’ondata che si verifica durante la migrazione è meno pericolosa, poiché gli uccelli scelgono vie di fuga verso sud, sud-ovest, trovandosi ancora sotto l’impulso migratorio. Di contro, un’ondata di freddo tardivo come quella di febbraio è molto pericolosa per gli uccelli che hanno perduto l’impulso migratorio e adottato regole di fedeltà al territorio di svernamento. Dunque, non hanno più una direzione di fuga privilegiata e diremmo logica, ma addirittura alcuni di essi si dirigono verso il freddo. Per difendersi dal freddo la beccaccia utilizza velocemente le sue riserve di grasso, poi intacca le sue riserve di massa proteica. Si sa che le beccacce non muoiono di freddo, ma di fame. Con il CNB abbiamo appena concluso un lavoro di ricerca con il laboratorio Naturaconst@, che precisa il metabolismo e il potenziale di volo della beccaccia, aiutandoci così nell’applicazione di misure efficaci di gestione.
Tu vivi in Bretagna, osservando i cambiamenti climatici e il riscaldamento generale del pianeta credi che cambieranno anche i flussi migratori e le aree di svernamento?
Da circa tre, quattro anni verifichiamo in Bretagna una netta variazione della frequentazione della beccaccia. Quest’ultima stagione, ad esempio, è stata la peggiore degli ultimi quarant’anni. Ancora non conosciamo il motivo di queste fluttuazioni, dobbiamo raccogliere ulteriori dati nel tempo per imputare al cambiamento climatico la variazione delle rotte migratorie.
I beccacciai italiani stanno conoscendo il metodo di lettura delle ali che porta il tuo nome ed è in vigore in tutta Europa. Puoi dirci della forza e della validità scientifica della lettura delle ali?
La lettura delle ali è un modo semplice e affidabile per conoscere le classi di età degli uccelli adulti e per stabilire l’evoluzione della muta dei giovani. Dobbiamo verificare ogni anno la muta delle beccacce. Altri criteri ci consentiranno un giorno di essere ancora più precisi.
Tu sei molto noto anche per il tuo trascorso di veterinario. La tua casa testimonia il tuo grande affetto per i cani che circolano liberamente dappertutto. Vista la tua grande esperienza di studio e di caccia, quali devono essere le qualità di un cane da beccacce?
Secondo me un buon cane da beccacce deve essere: intelligente, forte fisicamente, potente ma sempre all’interno del suo standard di razza, in totale complicità con il suo padrone, coraggioso su tutti i terreni, possedere un naso eccellente, una ferma sicura, rispettare il consenso. Ma soprattutto bisogna portarlo a caccia spesso e fargli incontrare molta selvaggina. Il cane è un predatore, non bisogna mai dimenticarlo!
Un tuo importante studio sulle “beccacce strane” ci ha fatto conoscere le tante differenze di colore e sfumature della Scolopax rusticola; nel nostro mondo alcuni fanno delle distinzioni fra beccacce “reali” e “scopaiole”come fossero specie diverse. Che ne pensi?
In 25 anni di studio ho trovato beccacce dal piumaggio molto strano, talvolta incredibile, ho descritto tutte le sfumature in un libro. Per quanto riguarda la morfologia degli uccelli esistono delle forme differenti come per tutte le specie animali. Ma secondo me, esiste solo una specie Scolopax rusticola; si possono trovare alcune piccole beccacce grigie e delle grandi rosseggianti, ma anche l’esatto contrario. Se le controllassimo dal punto di vista cromosomico, avremmo la stessa carta d’identità.
Dopo centinaia di articoli, ricerche e pubblicazioni, è in uscito finalmente il tuo libro “Misterieuse et Fascinante Bécasse de Bois”. Lo chiamerei piuttosto una magnifica opera letteraria e mi unisco all’emozione di tutti gli specialisti di questa specie meravigliosa.
In effetti si tratta di una vera e propria raccolta di centinaia di comunicazioni ricevute dai cacciatori. Ho atteso 25 anni per avere un panorama il più completo possibile su tutti i soggetti trattati. Per raccogliere il materiale sono servite 2.000 pagine e più di 2.000 illustrazioni! Il libro uscirà il prossimo giugno. E’ suddiviso in quattro volumi racchiusi in un cofanetto. Il suo prezzo è di 260 euro per l’edizione classica e di 380 per l’edizione lusso. Dall’Italia può essere prenotato facendo richiesta a: Noël Lefeuvre, B.P. 34, 56260 Larmor-Plage, Francia.
Ti sarei grato se rivolgessi un pensiero ai beccacciai italiani: ai giovani armati di grande passione e dotati di strumenti tecnologici per stare in contatto con la comunità scientifica internazionale; agli adulti, con i capelli bianchi; e a chi non ha ancora capito la necessità di una crescita culturale verso la sostenibilità della caccia.
I beccacciai italiani sono cacciatori super appassionati e avidi di conoscenza. Li apprezzo molto per la loro gentilezza, devozione e per la loro passione per “il cane bello e bravo”. In Europa sono un riferimento per la cinofilia e i miei cani hanno origini italiane. Ho l’impressione che dopo alcuni anni il loro impeto latino si sia calmato e siano diventati più riflessivi e lavorino tutti con forza per il futuro della beccaccia.
a cura di Paolo Pennacchini
Denes Fluck: segretario della FANBPO e presidente dei Beccacciai d’Ungheria
- 18 Settembre 2012
- Viviana Bertocchi

Cacciatore sin da giovanissimo, Denes Fluck è oggi segretario della FANBPO e presidente dei Beccacciai d’Ungheria. Attraverso le sue parole scopriamo quali sono le rotte migratorie delle beccacce tra l’Italia e la terra magiara.
La mia chiacchierata con Denes Fluck comincia con queste sue parole. "La caccia è una tradizione della mia famiglia e la mia conoscenza delle lingue mi ha fatto viaggiare molto, all’inizio per la mia professione di ingegnere, poi come turista. La prima beccaccia che ho visto è stata quella di mio padre: la portò a casa più eccitato che per un trofeo di cervo! Sfortunatamente dopo la seconda guerra mondiale, all’inizio del regime comunista, ha dovuto lasciare il fucile. Dopo vent’anni, il suo ritorno a caccia è stata un festa di famiglia. Seguendo i suoi passi sono diventato cacciatore negli anni Settanta".
E adesso sei segretario della FANBPO e Presidente dei Beccacciai d’Ungheria.
Ho approfittato di tutto questo tempo senza fucile per leggermi tutta la grande letteratura di caccia ungherese, così ora la mia biblioteca di caccia contiene circa 5.000 libri di caccia, in tutte le lingue.
Mi ricordo quando un giorno mi hai chiamato dicendo “Paolo, stanotte le beccacce sono partite dall’Ungheria, attento!” E dopo circa due giorni sono apparse sull’Appennino. Puoi spiegare ai beccacciai italiani il ruolo del tuo Paese, l’Ungheria, per la migrazione verso l’Italia?
In generale le beccacce arrivano da nord-nord/est e partono verso sud-sud/ovest. Quando migrano attraversano i Carpazi e la grande pianura ungherese. Quelle beccacce svernano in Italia e nel Mar Mediterraneo. La posizione dei Carpazi rappresenta per le beccacce la rotonda automobilistica, e i viaggiatori scelgono la loro direzione. La letteratura di caccia ungherese, infatti, racconta la rotta slovena, croata e italiana come le autostrade delle beccacce.
Il bacino dei Carpazi è dunque cruciale per la migrazione.
Quando lessi il libro del Club National Becassier La Mordorée sono rimasto sorpreso nel vedere una pagina bianca riguardante i Carpazi: i miei amici francesi non avevavo informazioni sull’area. Allora ho deciso, come cacciatore di beccacce, di fargli conoscere le dinamiche della migrazione nel mio Paese. Ho aderito al CNB e la strada mi ha condotto alla fondazione della FANBPO. In certi casi la migrazione è più consistente a sud dei Carpazi e delle Alpi, che a nord. I Carpazi rappresentano una rotta delicata e difficile da superare. Le alte montagne infatti sono veri ostacoli che vanno aggirati secondo le opportunità climatiche.
E la migrazione verso l’Italia dipende dalla porta nord dei Carpazi?
La migrazione è in funzione del tempo, specialmente della direzione del vento al momento della partenza delle beccacce giovani. Per i giovani attraversare l’Europa è una vera avventura; non conoscono le difficoltà che troveranno, grazie al loro codice genetico sanno solo di dover intraprendere la rotta sud/ovest in autunno. Se il vento è favorevole economizzano l’energia di salita e attraversano i Carpazi da nord, su valichi ad altitudine di mille metri. Altrimenti da sud, dove i valichi raggiungono al massimo i 500 metri di altitudine... praticamente dove gli Ottomani hanno attaccato l’Ungheria medievale!
Denes, tu sei anche un esperto inanellatore di beccacce. Immagino che molti anelli ripresi riguardino l’Italia, vero?
Ho riattivato l’inanellamento in Ungheria grazie all’aiuto di Jean Paul Boidot che mi ha donato sutta la sua esperienza, così come il gruppo del CNB Barbe, Fialon, Launay, e il supporto dell’ONCFS con il signor Etienne. Purtroppo gli uccelli migratori cacciabili sono quelli meno studiati con l’inanellamento. E’ un grande errore dei cacciatori contemporanei. Catturare, inanellare e ridare la libertà ad un uccello per me è incomparabilmente più emozionante che cacciarlo. L’inanellamento durate la migrazione ci ha consentito la registrazione di riprese in Italia, Slovenia, Francia, Russia e Bielorussia. Sto aspettando le riprese di anelli riguardanti anche la Grecia e la Turchia.
Inanellamento o radiotracking per la beccaccia?
Oggi per la ricerca moderna la tecnica dell’inanellamento è indispensabile. Prima di collocare un segnalatore satellitare sulla beccaccia occorre catturarla viva... Tra i vari problemi che presentano i segnalatori satellitari vi è che le cellule fotovoltaiche non si ricaricano bene all’ombra, sul dorso della beccaccia; inoltre il loro prezzo è molto alto. L’inanellamento tradizionale è ancora più redditizio e ci fornisce più dati statistici.
Lo studio delle carte meteo è un altro tuo compito all’interno della FANBPO.
La metereologia è cruciale nella vita della beccaccia. Ancora conosciamo poco il suo impatto sulla migrazione di un uccello di 300 grammi che compie più di mille km esposto ai venti e alle pioggie. In seno alla FANBPO abbiamo costituito una Commissione Meteo collegata al CNB, che in qualche anno di analisi ci darà le prove dell’interazione di certi fenomeni atmosferici con la strategia di migrazione della specie.
Quali sono le regole della caccia alla beccaccia in Ungheria?
La caccia alla beccaccia col cane da ferma in Ungheria è vietata da circa 60 anni. Era consentita solo la caccia all’aspetto al ripasso di primavera, vietata dopo l’ingresso dell’Ungheria in Europa e la necessaria armonizzazione legislativa. In questi anni senza caccia abbiamo monitorato 900 luoghi di raccolta dati sul ripasso primaverile. Il prelievo è quindi consentito soltanto per motivi scientifici (e sempre all’aspetto) in luoghi individuati a tale scopo; il numero degli abbattimenti è definito ogni anno dalle Facoltà di Scienze Naturali delle Università di Budapest e Sopron. Il programma prevede il coinvolgimento di cacciatori autorizzati ed è finalizzato allo studio della migrazione di ripasso, basato sulla raccolta delle ali e di altri parametri del capitale beccaccia.
Sei stato molte volte in Italia, hai partecipato a convegni e seminari sulla beccaccia, fino a consegnare la tua esperienza, lo scorso inverno, al gruppo di inanellatori del CSB di San Rossore.
In Ungheria le beccacce si fermano per poco tempo sui siti migliori per l’inanellamento. Al contrario della tenuta di San Rossore, dove svernano regolarmente e... aspettano solo di essere inanellate. E’ importante scambiarsi le esperienze per approfondire le conoscenze della migrazione. A San Rossore abbiamo passato momenti indimenticabili e trovato cari amici, naturalmente abbiamo catturato e inanellato beccacce!
Da due anni sei segretario della FANBPO, qual è il tuo bilancio personale?
E’ un compito che svolgo con piacere, essendo in pensione posso contribuire agli obiettivi della FANBPO, tra i quali il più importante è quello di conoscere meglio la nostra beccaccia. Ringrazio il presidente Boidot per la fiducia che ha riposto nel sottoscritto e vorrei pertanto compiere al meglio il mio lavoro.
Pensi che tuo nipote avrà la possibilità di cacciare la beccaccia in futuro?
Per diventare un cacciatore appassionato occorre cominciare abbastanza presto, come ho fatto io... sulle ginocchia di mio nonno nel 1948. Mio nipote ci segue bene nelle foreste ed è già un buon camminatore, per avere solo tre anni. Camminare per 4-5 chilometri non è male. Io, come beccacciaio, cerco di impegnarmi al massimo perché lui possa continuare la nostra tradizione di otto generazioni di cacciatori.
a cura di Paolo Pennacchini
Yves Ferrand, il ricercatore che studia le beccacce… anche per noi
- 03 Luglio 2012
- Viviana Bertocchi

Punto di riferimento per lo studio della beccaccia a livello mondiale, Yves Ferrand è responsabile presso l’Ufficio Nazionale della Caccia e della Fauna Selvatica francese degli studi sulla beccaccia e sui beccaccini; è coordinatore del Woodcock & Snipe Specialist Group dell’UICN/Wetlands International, massimo comitato di esperti per le otto specie di beccacce e le 16 specie di beccaccini nel mondo. E' anche consulente tecnico della FANBPO
Giovanni Barbieri: a proposito di bracchi italiani e beccacce
- 26 Aprile 2012
- Viviana Bertocchi

Giovanni Barbieri: proposito di bracchi italiani e beccacce
Un altro beccacciaio, un altro appassionato di cani, estimatore del bracco italiano: Giovanni Barbieri, classe 1951. Cacciatore dal 1970, allevatore di bracchi italiani e conduttore degli stessi dal 1984. La passione per la caccia e per i cani lo ha portato a divenire anche giudice esperto Enci dal 2005 e in questa veste è abilitato a giudicare tutti i tipi di prove per tutte le razze da ferma.
Gianni Bernabè: il re del vento per la regina del bosco
- 28 Febbraio 2012
- Luigi Castelletti

Il pointer è un cane atletico e di gran naso, creato per la caccia alle grouse, alle pernici e alle beccacce. Selezionato in Inghilterra e adoperato anche nelle terre scozzesi, quindi in climi decisamente più rigidi e umidi di quelli italiani, è senza dubbio un cane resistente e adatto alla caccia anche nelle nostre campagne e in ogni periodo dell’anno
Sul pointer e sul suo utilizzo anche per la caccia alle beccacce abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Gianni Bernabè, cacciatore, allevatore e conduttore dei suoi pointer Caelum. Sulla razza vanta un’esperienza trentennale come cacciatore e solo qualche anno in meno come allevatore e conduttore.
Giacomo Giorgi: setter da montagna e setter da beccacce, specialisti a confronto
- 02 Gennaio 2012
- Luigi Castelletti

Caccia alla selvaggina di alta montagna, caccia alle beccacce e rispettive prove di lavoro; le differenze sono evidentissime, vuoi per i terreni, per l’ambiente, per gli odori, per l’aria e per i selvatici assai differenti tra loro. Mondi diversi per cani diversi? Ne abbiamo parlato con Giacomo Giorgi, cacciatore, allevatore e conduttore dei suoi stessi setter inglesi “di Crocedomini”
Raffaele Pozzi: il kurzhaar, un tedesco e la regina
- 03 Novembre 2011
- Viviana Bertocchi

Raffaele Pozzi è un appassionato cacciatore fin dalla giovanissima età, poi allevatore e, infine, giudice esperto Enci.
La sua avventura come cacciatore è iniziata all’età di 16 anni, quando ancora era sufficiente avere il permesso del padre per poter ottenere la licenza di caccia; i luoghi in cui ha maturato la sua esperienza venatoria sono stati le vette abruzzesi ed è qui che ha cacciato le beccacce nelle faggete e le coturnici nelle pietraie. Nei primi anni di caccia ha avuto con sé i setter inglesi, poi è passato ai kurzhaarSergio Bianconi: setter inglese, un re per la regina
- 08 Settembre 2011
- Luigi Castelletti

In Italia, il setter inglese è la razza di cani da ferma più diffusa tra i cacciatori italiani; l’allevamento della penisola ha raggiunto livelli di eccellenza tali da portare i nostri soggetti a primeggiare a livello mondiale, in ogni tipo di prova di lavoro. Abbiamo voluto parlare di questa razza insieme a Sergio Bianconi: cacciatore, allevatore di setter inglesi dal 1972, conduttore dei suoi soggetti nelle prove di lavoro e poi anche giudice esperto Enci, abilitato a giudicare tutte le note delle prove di lavoro per cani da ferma
Il setter inglese si conferma in ogni contesto: a caccia e nelle prove di lavoro, e in entrambi gli ambiti si dimostra sempre all’altezza delle aspettative degli allevatori, dei conduttori e in ultimo, ma non per importanza, dei cacciatori.
Un cane nato in Inghilterra, in un ambiente molto differente da quello italiano per clima, per terreni e per vegetazione; ciò nonostante, questa razza ha attecchito assai bene nella penisola e da diversi anni possiamo dire che proprio nella nostra terra nascono e si allevano i migliori esponenti della razza, quelli capaci di imporsi a livello europeo e mondiale nelle più prestigiose prove di lavoro.
Non tutti i cacciatori seguono o osservano il mondo della cinofilia, eppure in ogni nostro cane da caccia, specialmente in quello dei soggetti migliori, scorre il sangue di qualche setter che si è distinto nella grande cerca, nelle prove a starne e, in generale, nelle più prestigiose manifestazioni.
La cinofilia ha il compito di selezionare, scovare il meglio, modellarlo quanto basta per mostrare ciò che il cane ha già nel suo DNA, nella sua testa e nel suo animo, e tutto ciò al solo servizio della caccia.
Ma vediamo meglio il setter inglese secondo Sergio Bianconi.
Luca Pasqualetti: épagneul breton, la grandezza non dipende dalle dimensioni!
- 08 Settembre 2011
- Luigi Castelletti

Un titolo malizioso, mutuato da una pubblicità, ma assai azzeccato per questa piccola grande razza da ferma; nato per cacciare la beccaccia, il breton si dimostra cane duttile, versatile e adattabile a qualunque tipo di caccia. L’allevamento italiano è di livello eccellente e i nostri breton si dimostrano sempre all’altezza della situazione in ogni contesto internazionale; ma il successo di una razza da caccia si misura soprattutto dall’apprezzamento del cane tra il popolo delle doppiette, e in questo senso il breton è secondo solo al setter inglese. Ma sentiamo Luca Pasqualetti!
La razza attraversa un ottimo momento: in cinofilia alcuni esponenti hanno vinto importanti manifestazioni; com’è la situazione del breton tra i cacciatori?
La razza sta riscontrando un ottimo successo, infatti sono più numerose le richieste di cuccioli rispetto al numero delle iscrizioni presso l’Enci; i nostri soci, allevatori professionisti e appassionati, riescono sempre a cedere tutti i cuccioli, e le richieste provengono sempre dai cacciatori.
Giuseppe Colombo Manfroni: beccacce all’italiana... a caccia con il bracco!
- 20 Luglio 2011
- Luigi Castelletti

La parola a Giuseppe Colombo Manfroni
Il bracco italiano è un cane ancora oggi un po’ incompreso da tanti cacciatori; è un cane guardato con occhio critico e forse troppo spesso ci si limita a osservare e valutare le sole caratteristiche elencate nello standard di razza. La parola trotto spaventa tanti cacciatori, ma non tutti sanno che il bracco italiano moderno è molto cambiato rispetto al passato
Stimatore della razza come cacciatore fin dal 1966, poi allevatore dal 1972 con l’affisso “delle Crode”, esperto giudice Enci in esposizione e in prova dal 1974, da tanti anni nella Sabi, oggi ancora una volta presidente della Società Amatori Bracco Italiano: parliamo del dottor Giuseppe Colombo Manfroni. Un po’ milanese e un po’ trentino di origine, la sua caccia preferita è sempre stata quella alla selvaggina di alta montagna, ma è proprio grazie a un bracco italiano che ha poi iniziato a conoscere, apprezzare e praticare anche la caccia alla beccaccia; ecco, di seguito, quanto ci ha raccontato chi vanta ben 45 anni di esperienza con la razza italiana.
Giancarlo Bravaccini: il cane beccacciaio tra caccia e prove di lavoro
- 22 Giugno 2011
- Luigi Castelletti

Giancarlo Bravaccini è un cacciatore, appassionato beccacciaio. Allevatore di setter inglesi con l’affisso della Trabaltana, affronta il bosco armato di fucile e anche solo di fischietto: va a caccia e conduce i suoi cani in prova. Vista la sua esperienza, con lui abbiamo parlato in particolare di prove specialistiche, ma con qualche cenno alla grande cerca; insomma, la chiacchierata ha riguardato i cani a caccia e in prova di lavoro.
Qual è il valore zootecnico del trofeo Gramignani nella selezione dei cani?
Il trofeo Gramignani è molto importante perché in prove come queste si vedono i cani dei cacciatori; spesso si tratta di soggetti discendenti dai più importanti trialer della grande cerca, ma una volta in mano ai cacciatori, in genere spariscono dalla visuale della cinofilia. Un altro fattore zootecnicamente molto importante è che, in circuiti di prove come queste, si notano qualità che in altre prove non emergono.
Mario Di Pinto: lo spinone italiano a caccia e in prova
- 17 Maggio 2011
- Luigi Castelletti

Mario Di Pinto è un giudice esperto Enci, è un cinofilo, ma soprattutto è un cacciatore di selvaggina autentica e appassionato di tutte le razze da ferma; come giudice Enci, da circa 18 anni Di Pinto è abilitato a giudicare tutte le note delle prove. Come cacciatore, sin da giovanissimo, pratica in particolare la caccia alla beccaccia con il cane da ferma, nei posti migliori del meridione d’Italia; il suo cane da ferma è lo spinone italiano e di questa razza ne parliamo con lui.















