Arma in comodato, occhio alle responsabilità: la sentenza del Consiglio di Stato

arma in comodato: martello del giudice
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Chi concede un’arma in comodato a un amico diventa in qualche modo responsabile della sua condotta, almeno per la giustizia amministrativa.

Si può perdere la licenza se l’amico che utilizza l’arma in comodato la modifica illecitamente, tanto più se l’alterazione riguarda la filettatura cui associare un silenziatore (sì, ok, moderatore di suono: è per capirsi). Lo ha deciso il Consiglio di Stato respingendo il ricorso di un cacciatore trentino al quale questura prima e Tar poi avevano revocato il porto d’armi.

Non c’è automatismo tra assoluzione in sede penale e sentenza amministrativa, che riguardano rispettivamente le responsabilità personali e la valutazione d’affidabilità. Già il Tar aveva chiarito che il prestito di un’arma a una persona andata a caccia durante il silenzio venatorio e con mezzi vietati evidenzia, “pur nell’eventuale inconsapevolezza dell’utilizzo improprio da parte del comodatario, scarsa ponderazione e cautela nella cessione dell’arma”. Ciò si pone in contrasto “con gli obblighi di custodia”; inoltre frequentare “un cacciatore di frodo è scarsamente compatibile con i requisiti di buona condotta e affidabilità nell’uso delle armi”.

La condotta è particolarmente grave: il silenziatore è considerato parte di arma da guerra e trasforma in arma da guerra l’arma su cui è montato. È vero che si può utilizzare la filettatura per altri scopi leciti, su tutte l’installazione di un freno di bocca. Ma “a fronte di un acclarato uso improprio” diventa difficile pensare a un impiego alternativo. Si dirà: ma la responsabilità è di chi lo utilizza. A livello penale sì, a livello amministrativo non solo. E, per chiudere ogni discussione, il Consiglio di Stato ritiene quantomeno dubbio che l’amico che usava l’arma in comodato “avesse provveduto lo stesso giorno [del controllo] alla realizzazione della filettatura, peraltro senza acquisire il preventivo assenso del proprietario”.

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