Divieto di detenzione armi: il commento di Ferrari sulla circolare del governo

Divieto di detenzione armi: facciata della prefettura di frosinone
© Antonio Nardelli / shutterstock

L’avvocato Fabio Ferrari mette in evidenza i limiti della circolare del ministero dell’Interno sul divieto di detenzione armi.

Quella sul divieto di detenzione armi è una circolare poco utile e incompleta. Da una prima lettura delle quattro pagine iniziali, quelle che dettano l’indirizzo applicativo, si rileva un passo avanti sulle problematiche spesso tema di contenziosi amministrativi. Tuttavia le aperture soffrono di un pesante limite intrinseco, riconducibile a una visione miope (estremamente ridotta) dei motivi che spingono le prefetture a emanare il divieto di detenzione di armi, munizioni e materiale esplodente. Tale limite finirà per condizionare pesantemente l’efficacia delle aperture compiute dalla circolare stessa.

In estrema sintesi:

  • il ministero prende atto che il decreto ex art. 39 Tulps non può essere una condanna a vita (fino a oggi era così – tranne rari casi illuminati) e che spetta al prefetto una seria istruttoria circa una possibile revisione del decreto. Fino a oggi si faceva il copia-incolla della prima stesura e si confermava il divieto nel 99% dei casi;
  • si detta un termine temporale di cinque anni per tale revisione. La scelta appare in contrasto – per esempio – con quello di tre anni richiesto per la riabilitazione penale semplice. Sembra mutuato da quello richiesto per l’estinzione del reato (articolo 167 codice penale) in caso di condanna sospesa condizionalmente;
  • la casistica viene ridotta alle “condizioni in presenza delle quali le frequentazioni intrattenute possono determinare un giudizio negativo nei confronti del detentore circa la sua capacità di non abusare delle armi” e “alle situazioni di grave conflittualità che contrappongono il detentore delle armi ad altri soggetti”. Questi sono solo una piccola parte dei motivi di emissione del decreto; per tutti gli altri motivi che accade?
  • Oltre al decorso temporale, la circolare cita la presenza di nuovi elementi per chiedere la revoca del divieto: solo in tal caso il prefetto è tenuto a pronunciarsi sull’istanza. Quali possano essere tali novità resta un mistero. In una moltitudine di casi, laddove il divieto è stato individuato in una circostanza compiuta o in un fatto storico senza proiezioni future, è impossibile prospettare elementi nuovi – al della sussistenza del requisito di buona condotta protratta nel tempo, che nella maggior parte dei casi viene ritenuto non sufficiente. Insomma: i rapporti umani e interpersonali si evolvono e mutano nel tempo, per mille motivi. Un fatto storico è cristallizzato e immutabile, non si può cancellare o far finta che non sia mai avvenuto.

Una questione da esaminare

Questo rappresenta il limite principale della circolare. Oltre i casi di litigi in ambito familiare, coniugale o con i vicini, fuori dalle frequentazoni con persone inaffidabili o pregiudicate, si addossa un onere probatorio diabolico in capo a chi chiede la revisiosne del decreto ex articolo 39 Tulps. Questo porterà ad applicare le raccomandazioni ministeriali in modo molto limitato, vanificando così l’effetto deflattivo su contenzioso amminstrativo e ricorsi.

In ogni caso l’argomento è di grande attualità. Il testo della circolare del ministero dell’Interno sarà esaminato e commentato su uno dei prossimi numeri di Armi Magazine.

Scopri le news, gli approfondimenti legali, tutti i test di armi e i contenuti di Armi Magazine dicembre 2020, in edicola da questi giorni.