Sono più di 1.200 gli emendamenti con cui i gruppi parlamentari di maggioranza e d’opposizione intendono modificare l’impianto del decreto sicurezza, il ddl di conversione del quale è incardinato in commissione Affari costituzionali al Senato.
Dei 1.215 totali significato politico ce l’hanno non i mille abbondanti delle opposizioni (più di trecento sia per il Partito democratico, sia per il Movimento 5 Stelle, sia per Verdi-Sinistra), ma i circa cento emendamenti con i quali i singoli gruppi parlamentari di maggioranza – ne hanno presentati anche quattro congiunti – intendono modificare l’impianto del decreto sicurezza approvato dal governo Meloni a fine febbraio.
Per la conversione in legge la Costituzione fissa tempi rigidi: per la doppia lettura, identica tra Senato (al momento il ddl è incardinato in commissione Affari costituzionali) e Camera, non si può andare oltre il 25 aprile, pena la decadenza.
Per scoprire il contenuto dettagliato degli emendamenti occorrono ancora alcuni giorni, quelli necessari agli uffici del Senato per la fascicolatura e la pubblicazione. Il Manifesto rivela che «tutti i gruppi» d’opposizione propongono di modificare l’articolo che, in presenza di cause di giustificazione – è il caso tipico della presunta legittima difesa -, prevede che il pm si serva di un registro separato per procedere all’annotazione del nome della persona che si ritiene responsabile del reato: «oltre agli emendamenti soppressivi» scrive il Manifesto «[ce ne sono altri] altri [che] cercano di circoscrivere l’applicazione» della fattispecie.
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