
Alberto Imeri è mancato a metà settembre, quando mancavano solo un paio di settimane al compimento del suo ottantottesimo compleanno
Alberto Imeri non è stato solo – per più di cinquant’anni – il principe degli armaioli milanesi, ma è stato anche l’inventore di un nuovo modo di fare l’armaiolo, focalizzandosi, non già come allora era la regola, sulla rivendita di armi nuove (trattando marginalmente le armi usate ritirate dai propri clienti), ma sull’importazione dall’estero (segnatamente dalla Gran Bretagna, ma non solo) di armi da collezione usate, sia corte sia lunghe.
Negli anni nei quali letteralmente esplodeva il collezionismo delle belle pistole d’epoca (Luger, Mauser, Walther, Colt), delle raffinate carabine da caccia (Mannlicher Schoenauer, Mauser) e dei più rifiniti fucili ex-ordinanza (di provenienza soprattutto sud-americana), è stato il primo in Italia a recarsi in Inghilterra e a frequentare le Case d’aste, in particolare di Birmingham (Wallis & Wallis, Weller & Dufty) dalle quali comprava e faceva arrivare a Milano pezzi da collezione a centinaia.
Erano anche gli anni del disfacimento dell’Impero coloniale britannico, dal quale arrivavano nella madrepatria interessantissime armi di tutti i tipi, che venivano poi disperse alle aste a prezzi vantaggiosissimi. A differenza della Gran Bretagna, l’Italia allora era in pieno boom economico; le sole licenze di caccia erano più di un milione e mezzo e il fervore collezionistico, stimolato anche da quest’abbondanza di armi importate da Imeri, era alle stelle. Forse adesso può sembrare un’esagerazione, ma davvero, quando si diffondeva la notizia di nuovi arrivi, erano decine e decine gli appassionati che si accalcavano in armeria per disputarsi gli esemplari più belli e interessanti.
Albero Imeri ha incominciato la propria attività nel 1966, usando la retrobottega del negozio del padre in via Cesare Correnti 1, per spostarsi poi nel 1969 in via Manin 3. Era un seminterrato, anche abbastanza ampio, ma insufficiente a contenere adeguatamente le casse di armi in arrivo e i clienti. Dopo appena due anni – nel 1971 – , si trasferì in grandi locali al pianterreno del palazzo di via Manin 33, nei pressi di piazza della Repubblica. Il decennio 1970 /1980 è stato un periodo davvero intenso. Altri armaioli, che magari avevano collaborato con lui per brevi periodi, cercarono in tutti i modi di contrastarlo, arrivando anche a commettere atti delinquenziali. Uno infilò in Inghilterra, in una sua spedizione, una pistola calibro 9, ai tempi proibitissima, denunciandolo poi alla questura come importatore di armi da guerra. Per fortuna di Imeri, la fattura della Casa d’asta, le bolle di accompagnamento e gli altri documenti certificarono la sua buona fede, ma comunque passò quello che in Toscana si usa definire un brutto quarto d’ora.
A conferma della sua lungimiranza e intraprendenza, nel 1978 si recò anche in India, alla ricerca di express e altre armi da caccia dei famosi costruttori britannici, che i locali raja e maharaja facevano uscire dalle loro mitiche sale d’armi, dopo che il governo indiano aveva abolito d’un colpo tutti i loro appannaggi e privilegi. In quegli anni, Imeri, sempre al passo con i tempi, incominciò a spostare il baricentro dei suoi acquisti dalle Case d’aste alle grandi collezioni private. Memorabile fu l’acquisizione della gran parte della collezione di un principe libanese, che si era trasferito in Europa portando con sé le sue armi, che provenivano nientedimeno che dalla favolosa armeria dell’ultimo re dell’Egitto, Farouk.
Da un’altra collezione arrivò anche una strepitosa coppia di doppiette Zanotti degli anni ’30, le uniche armi incise a sbalzo in maniera eccelsa dal celeberrimo scultore, incisore e orafo Remo Luca. Il famoso scrittore ed esperto Gianoberto Lupi veniva appositamente da Ferrara per visionare e trattare fucili per sé e per i propri clienti, fucili che era certo di non poter trovare in nessun’altra armeria.
Nel 1984, Imeri trasferì l’armeria in via Pietro Maestri 1 e trasformò successivamente la sua ditta in una società, la “Excalibur”, prendendo come soci il suo validissimo collaboratore ed esperto armaiolo Oliviero Marchesini e il collezionista Giorgio Buratti. È del 1995 l’ultimo trasferimento nell’attuale sede di via Modestino 3, dove da anni l’attività è gestita da Oliviero Marchesini e dal socio Angelo Calcagno.
Con questo breve excursus anche storico della vita lavorativa di Albero Imeri speriamo di essere riusciti a delineare e a spiegare l’importanza che ha avuto nella storia del più raffinato e colto collezionismo di armi, non solo milanese. Vadano alla famiglia le più sentite condoglianze della redazione e mie personali.
Riposa in pace, Alberto!










