Per non mettere a rischio il porto d’armi è bene non abboccare al rage bait, e dunque non rispondere a discussioni aperte al solo scopo di fare arrabbiare gli utenti e generare insulti volgari e diffamatori.
Tra le numerose insidie che devono fronteggiare i legittimi detentori di armi una delle più importanti è stare alla larga dai guai e dai procedimenti penali – e dunque non abboccare al cosiddetto rage bait, ossia l’esca per la rabbia.
I controlli eseguiti dalle questure sono simili a una passata della vostra vita al setaccio a maglia fine. E il controllo prima o poi arriva. Se non nell’immediato, arriverà quando presenterete un’istanza di rinnovo o rilascio di qualche tipo di licenza di polizia. Trovarsi iscritto un procedimento penale – seppure per reati non ostativi – rappresenta una vera seccatura, perché spesso s’oppongono all’interessato quale motivo di diniego inaffidabilità sociale, incapacità al controllo e altro.
Tutte queste considerazioni possono influire sia sul permanere di una licenza (un porto d’armi), sia sulla facoltà di detenere (o di continuare a detenere) armi, munizioni e materiale esplodente.
In questi ultimi anni questure e prefetture hanno dato prova di andarci pesante con questo tipo di contestazioni, a ragione: a loro non costa nulla, se funziona hanno ridotto armi in detenzione e licenze. A voi costa, perché vi dovete difendere e non sempre troverete il cugino o l’amico avvocato che rende prestazione gratuita o nummo uno.
Conosci il rage bait? Stanne alla larga
L’utilizzo generalizzato e spesso smodato dei social cela diversi rischi. Negli ultimi anni uno dei più subdoli è lanciare l’esca per farsi insultare e subito dopo denunciare e chiedere soldi a titolo di risarcimento per diffamazione a mezzo stampa.
Ogni giorno su Facebook e altri social media compaiono decine di esche, di ogni genere: discussioni aperte al solo scopo di fare arrabbiare gli altri utenti e generare risposte riprovevoli, con insulti volgari e diffamatori.
Se ci cascate, il gioco è molto semplice: chi ha aperto il post è spesso in contatto con esperti legali che cristallizzano la discussione e la salvano a futuro uso e memoria. Vi manderanno una richiesta di risarcimento di alcune migliaia di euro, spesso procederanno con una querela per diffamazione aggravata.
Se siete detentori e armi e licenze la situazione è ovviamente più grave: l’iscrizione penale risulterà a un controllo di polizia e potrà formare oggetto di contestazione. Quindi state molto attenti: collegate il cervello alla tastiera del pc dello smartphone prima di rispondere a queste esche.
Potrete cancellare il commento diffamatorio, ma se chi lo riceve lo salva potrete essere chiamati a rispondere del reato e incontrare difficoltà a mantenere o rinnovare il porto d’armi.
Fate una bella cosa, un grande regalo a voi e agli altri: non reagite insultando e passate oltre. Essere totalmente affidabili e maturi significa (anche) non cadere in questi tranelli.
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