
Elenora Evi e Patrizia Prestipino, deputate del Partito democratico, criticano il governo Meloni per i pochi controlli sulla diffusione delle armi in Italia.
L’esito del referendum sulla giustizia ha accelerato le mosse in vista della campagna elettorale, che di fatto è scattata con un anno e mezzo d’anticipo sulla fine regolare della legislatura: è in quest’ottica che si legge la nota nella quale Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, deputate del Partito democratico, alla richiesta di ritirare il ddl di riforma della legge sulla caccia associano la denuncia «di un uso incontrollato delle armi in Italia», del quale è «dimostrazione concreta» quanto accaduto a Roma il 25 aprile, «quando il titolare di [una licenza di] porto d’armi sportivo, detentore di un arsenale domestico», ha sparato «con una pistola a piombini (sic)» contro due manifestanti.
Per il Pd, che più volte ha chiesto a Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, di riferire sui sequestri di munizioni destinate all’esportazione illegale e sul rilascio dei permessi d’espatrio delle armi, è «sproporzionato» il numero di licenze rispetto al numero effettivo dei cacciatori e di coloro che praticano discipline sportive; eppure «il governo Meloni tace e sceglie di non esercitare alcun controllo».
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