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Remington 700 AWR: la sostanza oltre alle apparenze

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Reminton 700 AWRL’American Wilderness Rifle di Remington, costruito sulla splendida azione 700, segnala una nuova tendenza americana: quella che vuole armi di raffinatezza meccanica sopra la media realizzate in una veste apparentemente spartana.

Un filone inesauribile. Non parliamo di metalli preziosi ma della carabina Remington 700, lanciata dalla casa americana nel 1962 e da allora capace di diventare uno standard di riferimento del mercato.

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Affidabile, solida, precisa, facilmente lavorabile, l’azione 700 è stata presa a modello da moltissimi produttori concorrenti che, in questo modo, hanno contribuito a perpetuarne il successo.

L’intuitività delle soluzioni adottate dall’azione 700 ha fatto sì, inoltre, che venisse presa a modello portando allo sviluppo di un mercato di accessori after market di cui si sono avvantaggiate tanto le 700 di casa Remington quanto le sue tributarie commercializzate da altri marchi.

Ultima variante del disegno originale a essere commercializzata è la AWR, già disponibile presso l’importatore italiano, Paganini.

La sigla che la contraddistingue, una volta sciolta, identifica l’American Wilderness Rifle, un’arma che si propone quindi per l’impiego più rude possibile in un contesto che è quello tipico della caccia nel continente nord americano.

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Niente fronzoli, l’azione 700 adotta ancora una classica sicura a due posizioni. Interessante la possibilità di manovrare l’otturatore anche a sicura inserita

Coerente alla denominazione sono i calibri adottati (.270 Winchester, .30-06 Springfield, .300 Winchester Magnum e 7 mm Remington Magnum), che ne sanciscono una destinazione oltremodo varia.

Coerente al progetto sono anche le finiture, fatte per resistere in condizioni estreme, e le soluzioni tecniche adottate, che strizzano l’occhio all’utente americano più esigente.

Questa combinazione partorisce un prezzo (1.865 euro) che, per una serie 700 con calcio in polimero, è decisamente sopra la media. Ma vediamo perché.

Remington 700: i pregi

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La versione AWR del grande classico di Remington presenta un caricatore interno; quattro i colpi ospitati in tutti i calibri attualmente in distribuzione

La versione che abbiamo provato differisce per alcuni dettagli non secondari da quella lanciata in gennaio a Las Vegas: cambia la calciatura (era una Bell and Carlson rinforzata in fibra aramidica, ora è una Grayboe rinforzata in più comune fibra di vetro) e si è ridotto il ventaglio di calibri disponibili (la presentazione parlava di un calibro d’accesso pari al .243 Winchester e di un margine superiore costituito dal poderoso .338 RUM).

Quel che resta, dell’arma presentata a suo tempo, sono la finitura in Cerakote delle parti metalliche e la canna fornita della rigatura tipo 5R appannaggio dell’alto di gamma dell’azienda. Entrambe caratteristiche che complicano e non di poco il processo produttivo con conseguente incremento del prezzo finale.

L’azione, come si è detto, è la tipica 700. Realizzata dal pieno in acciaio, monta un otturatore a due alette di disegno semplice. Tanto l’estrattore quanto l’espulsore sono posizionati all’interno della faccia della testa dell’otturatore; questa precisazione ci permette di indicare una delle caratteristiche salienti dell’azione 700, cioè la presenza di un triplice anello d’acciaio che va a chiudere la culatta ad arma pronta al fuoco.

Il primo anello è costituito appunto dalla faccia dell’otturatore, che sormonta il fondello della cartuccia camerata; il secondo è costituito dalla conformazione della culatta, che va a circondare la testa dell’otturatore stesso; terzo anello è quello costituito dal sistema di montaggio della canna, avvitata profondamente all’azione.

Un triplice sistema di chiusura che costituisce un baluardo resistentissimo a tutte le sollecitazioni cui potrebbe essere sottoposta quest’area vitale dell’arma nel caso della rottura di un innesco o nella malaugurata ipotesi di una carica che superi in maniera sostanziale le pressioni per cui la 700 è pensata.

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L’otturatore 700 presenta un grado di sicurezza extra-ordinario. Due le alette di chiusura. Il corpo è realizzato in solido acciaio

L’azione risulta particolarmente lineare, con il pulsante di sgancio dell’otturatore posto all’interno della guardia, davanti al grilletto, e il comando della sicura manuale sulla sua parte destra. Il meccanismo presenta due posizioni solamente e consente di manovrare l’otturatore anche con sicura inserita, così da rendere possibile lo scaricamento dell’arma in condizioni di massima tranquillità.

L’alimentazione è garantita da un caricatore da 4 colpi in tutti i calibri. È del tipo fisso e il caricamento avviene dall’alto. Un cursore consente di sganciarne il fondello così da permettere lo svuotamento.

Interessante il sistema di scatto (X-Mark Pro), registrabile per quanto riguarda la pressione di sgancio in un ampio range agendo su un apposito registro collocato nella parte superiore dell’appendice di scatto. L’arma testata presentava un meccanismo regolato in fabbrica a circa 3 libbre, pulito nella sua azione ma forse un po’ duro. Ciò non toglie che ci abbia permesso di realizzare rosate assolutamente in linea con le aspettative.

Sulla parte superiore dell’azione è presente la predisposizione per il montaggio degli spezzoni di binario per il montaggio degli anelli. Sono presenti due viti per lato, a cavallo della finestra d’espulsione, che nel nostro caso abbiamo utilizzato per l’applicazione delle basi QRW di Leupold, altro marchio rappresentato da Paganini.

Abbiamo successivamente montato un variabile Leupold della serie VX-3, non illuminato. La distanza tra le due basi, imposta dall’ampiezza della finestra d’espulsione, ha imposto un montaggio dell’ottica piuttosto avanzato, con scarsissimo margine di scelta da parte dell’utente. Una peculiarità che ci ha leggermente svantaggiato impostando l’ottica a 14x. La ridotta pupilla d’uscita ha imposto al collo qualche contorsionismo che non ha però prodotto alcun effetto negativo sulla rosata.

L’azione, come d’altronde la canna, presenta una finitura in Cerakote, il processo virtualmente indistruttibile che ormai da qualche anno è divenuto l’oggetto del desiderio per gli amanti delle armi più resistenti a intemperie e uso intensivo.

La canna è priva di organi di mira e presenta un andamento tronco-conico che produce una volata di 11 millimetri. Il termine della rigatura è correttamente incassato così da preservarlo dagli urti.

Ulteriore caratteristica della canna (flottante), lunga 610 mm in tutti i 4 calibri attualmente disponibili, è la rigatura 5R brevettata da Remington e fino a non molto tempo fa utilizzata solo su armi militari e carabine per il tiro sportivo a lunga distanza.

Caratteristiche di questa rigatura sono il ridotto numero dei principi (5 anziché 6) e la geometria dei pieni, che presentano rispetto ai vuoti un angolo di 110° contro i 90° tradizionali. Questo produce una minor deformazione del proiettili con benefici sia in termini di precisione sia di ramatura della canna, che richiede quindi manutenzioni meno frequenti.

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Il calcio, tutto in polimero rinforzato in fibra di vetro, offre la canna flottante. La colorazione non è forse delle più riuscite ma è indiscutibilmente elegante

Veniamo adesso alla calciatura. Quella adottata è una Grayboe, di color marrone, con un calciolo piuttosto morbido posto all’estremità della pala. Viene realizzata in polimero rinforzato in fibra di vetro in autoclave; l’alta pressione e la temperatura utilizzate per la sua formazione garantiscono la necessaria rigidità e un peso nettamente inferiore al legno. Oltre, ovviamente, a una resistenza all’uso estremamente superiore.

La prova in poligono

Messa alla prova, la 700 AWR non ha deluso le aspettative. Abbiamo utilizzato due caricamenti a destinazione venatoria: il Core-Lokt di Remington con palla SP da 180 grani, con il quale abbiamo azzerato l’ottica, e una palla atossica da 165 grani, la Freccia di Nera di Fiocchi.

In entrambi i casi la rosata è risultata contenuta nel Moa (29 mm nel primo caso, 23 mm nel secondo a 100 metri), quanto basta per il tiro di caccia.

Da segnalare che l’impiego di questi due caricamenti, tanto diversi concettualmente, non ha prodotto variazioni nel punto d’impatto e nella velocità del proiettile (854 m/s quella dell’ogiva più pesante, 869 m/s nel caso del caricamento Fiocchi) con velocità che le rilevazioni del nostro cronografo danno leggermente più alte rispetto a quelle dichiarate dai produttori (che però hanno utilizzato per la rilevazione canne più lunghe).

Lo scatto di fabbrica ci è sembrato un po’ pesante ma, a onor del vero, una volta alleggerito non si sono misurate variazioni significative delle prestazioni del tiratore. Buono il calcio, ineccepibili tutte le operazioni di otturazione, con un’espulsione decisa.

© Matteo Brogi

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