Sul decreto sicurezza la Camera accorda la fiducia al governo

Sul decreto sicurezza la Camera accorda la fiducia al governo Meloni
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La Camera ha rinnovato al governo la fiducia chiesta sull’approvazione del ddl che, dopo le modifiche del Senato, converte in legge il decreto sicurezza.

«Senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi»: con questa formula, classica, il governo Meloni ha chiesto alla Camera, che gliel’ha accordata con una maggioranza cospicua (203 deputati favorevoli – ne bastavano 161 – e 117 contrari), di rinnovargli la fiducia legandola all’approvazione del decreto sicurezza, di cui ora s’attende soltanto il voto finale, al massimo entro venerdì, a ridosso della scadenza.

Dunque, senza sorprese, il testo che convertirà il decreto in legge sarà quello uscito dal Senato dopo le modifiche della scorsa settimana: resta in vigore la riforma delle indagini penali in presenza di cause di giustificazione (il pubblico ministero annota in un modello apposito, non nel consueto registro delle notizie di reato, il nome della persona coinvolta, e se non ravvisa la necessità di ulteriori accertamenti chiede l’archiviazione entro trenta giorni), cade invece – in presenza di un motivo giustificato – il divieto di portare coltelli pieghevoli con lama pari o superiore a cinque centimetri, a un taglio e a punta acuta, muniti di meccanismo di blocco (non però a scatto, ancora vietati come quelli camuffati, occultati in altri oggetti o a farfalla) oppure apribili con una sola mano.

Perché le modifiche entrino in vigore è necessario attendere l’approvazione definitiva, la firma di Mattarella e la pubblicazione del testo sulla Gazzetta ufficiale.

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