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Cinghiale: caccia, gestione venatoria e controllo della specie. Alcune risposte

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Sono tanti i dubbi, le domande e le questioni aperte sulla gestione venatoria del cinghiale, croce e delizia della caccia italiana.

Alcune risposte, che vi propongo in questo editoriale, le ho però avute da Barbara Franzetti, tecnologo Ispra – Area pareri tecnici, conservazione e gestione della fauna selvatica, con cui ho fatto il punto sugli aspetti più complessi inerenti la gestione della specie.

Innanzi tutto diamo i numeri: quanti sono i cinghiali in Italia e quanti ne vengono prelevati. “Dagli ultimi dati disponibili per la Banca Dati Ispra, che però risalgono ad alcuni anni fa (2012-2014), in Italia ci sono non meno di 900.000 / 1.000.000 capi risponde Barbara Franzetti. “Relativamente a quanti se ne abbattono in caccia non abbiamo ancora i dati definitivi dell’ultima stagione venatoria. Ma ottenere i numeri non è solo questione di tempo” precisa la tecnologa Ispra. A livello nazionale infatti, non c’è un dato disponibile e questo perché le Regioni non raccolgono in maniera centralizzata le informazioni, che spesso sono in mano agli Atc e non vengono comunicate in maniera sistematica agli uffici regionali competenti. Ovviamente questo non succede ovunque e alcune Regioni hanno già centralizzato la raccolta dati come, ad esempio, la Toscana, dove nella stagione di caccia 2016-2017 sono stati abbattuti in braccata circa 75.000 cinghiali, la Liguria e l’Emilia Romagna dove, invece, siamo intorno ai 20.000 capi”.

E’, quindi, evidente che – con queste premesse – numeri e dati, oltre a essere di difficile reperimento, sono anche di complessa “lettura” per chi deve tirare le fila del discorso. Quali sono, allora, le principali criticità che riguardano l’attività venatoria in Italia e che influiscono sul numero degli animali prelevati? “Sicuramente la mancanza di informazioni di dettaglio, che non vengono raccolte ovunque o, spesso, vengono raccolte, ma non informatizzate oppure sono raccolte non in maniera corretta” spiega la Franzetti. E aggiunge “Molto spesso, infatti, il dato sul quantitativo di cinghiali prelevato non è pienamente affidabile, perché non vengono denunciati effettivamente tutti gli animali che sono stati abbattuti durante la stagione venatoria.

Un’altra problematica è legata alle modalità con cui viene praticata la caccia; per fare un esempio, per quanto riguarda la braccata, alcuni cacciatori utilizzano segugi non addestrati correttamente per effettuare un’azione di caccia pienamente efficiente. Inoltre, ricordo che in Italia l’attività di prelievo del cinghiale in selezione stenta ancora a partire, attività che invece sarebbe a basso impatto generale sull’ambiente e risulterebbe particolarmente efficace e utilizzabile anche in periodi in cui i danni che i cinghiali causano alle colture agricole sono molto ingenti”.

Queste, secondo Ispra, le criticità relative all’attività venatoria per quanto riguarda la gestione della specie; facciamo ora il punto sul contributo migliorativo che può essere portato dal mondo venatorio per tenere efficacemente sotto controllo l’espansione del cinghiale. “Il contributo del mondo venatorio per Ispra è senza dubbio fondamentale afferma Barbara Franzetti “perché i cacciatori conoscono molto bene il territorio, sanno come intervenire e generalmente hanno la formazione necessaria per farlo in maniera efficiente. E’ chiaro che questa collaborazione, che noi riteniamo imprescindibile, deve essere anche supportata e aiutata dallo stesso mondo venatorio, che deve essere partecipe e propositivo, e che deve comprendere che in alcune zone la presenza del cinghiale può essere accettabile e gestibile, in altre, invece, il cinghiale, per l’impatto che ha principalmente sulle attività agricole e sulla biodiversità, andrebbe assolutamente controllato riducendo drasticamente le presenze”.

Batto il ferro finché è caldo e sposto l’attenzione su un argomento di stringente attualità, ovvero le possibili prospettive circa le modalità di svolgimento dell’attività di controllo a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 139/17, che ha dichiarato illegittime alcune parti della legge regionale della Liguria n. 29 del 2015, censurando, fra le altre cose, i piani di abbattimento affidati a squadre di cacciatori e il loro svolgimento al di fuori dai tempi e orari previsti dalla legge 157/92. Si è aperto davvero un “caso”? I cacciatori saranno definitivamente tagliati fuori dall’attività di controllo? “Ogni Regione ha una legge di recepimento della 157 che permette di attuare quanto indicato nella legge quadro a livello locale” spiega la Franzetti “quindi su uno specifico territorio la normativa regionale di riferimento per la conservazione e la gestione della fauna rimane valida a meno che non venga impugnata davanti alla Corte Costituzionale. E’ chiaro che ogni Regione ha recepito la 157 in maniera diversa e ne consegue che la sua applicazione non è uniforme sul territorio italiano. Abbiamo Regioni con leggi ben scritte e ben strutturate, che prevedono un utilizzo non indiscriminato dei cacciatori per effettuare gli interventi di controllo, indicando che tale attività deve essere esercitata da figure selezionate e formate attraverso specifici corsi con esame finale ed eventualmente prova di tiro nel caso in cui l’attività di controllo preveda, oltre alle catture, anche l’abbattimento degli animali; questi operatori formati non si muovono in autonomia, ma agiscono coadiuvando il personale di istituto, quindi la polizia provinciale, nell’attività di controllo. Ispra da questo punto di vista, non entrando nel merito legale delle figure che devono essere coinvolte, ha sempre ritenuto che utilizzare personale formato e preparato per esercitare un’attività di controllo rappresenti senz’altro la soluzione migliore per poter intervenire efficacemente a contenere la specie dove necessario”.

Nessun cacciatore di buona volontà sembra essere escluso dalla possibilità di essere parte attiva nella gestione del cinghiale. E la volontà alla maggior parte dei cacciatori non manca. Stiamo a vedere, allora, se anche da parte di altri portatori di interesse ci sarà lo stesso impegno per mettere in campo una serie di azioni efficaci e sinergiche per gestire correttamente la specie.

 

© Viviana Bertocchi  editoriale Sentieri di Caccia luglio 2018

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Giornalista professionista, lavora nel settore dell’editoria venatoria dal 2000. Si è occupata prima della rivista Cinofilia Venatoria, per poi passare alla redazione di Sentieri di Caccia (nel 2004), di cui è coordinatore editoriale e di redazione dal 2015. Sempre dal 2004 inoltre, anno dell’uscita del primo numero, lavora nella redazione del mensile Cacciare a Palla, di cui ha contribuito a realizzare il progetto editoriale affiancando Danilo Liboi. Dal 2009 è anche coordinatore editoriale e di redazione della rivista Beccacce che Passione. Per Editoriale C&C coordina la pubblicazione di monografie dedicate ad argomenti di interesse per il settore caccia e gestione faunistica e ambientale. Fa parte della redazione di CacciaMagazine e ArmiMagazine.it