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Caccia alla beccaccia: Italia e Francia a confronto

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caccia alla beccacciaCaccia alla beccaccia: Italia e Francia a confronto è il tema su cui ruotano una serie di riflessioni proposte nell’editoriale dell’ultimo numero del 2018 di Beccacce che Passione.

Caccia alla beccaccia. Beeper sì, beeper no, rigorosamente il Gps, al bando le tecnologie, solo il campano, con il cane nudo, a caccia da soli, in coppia con un amico, a caccia con i piccoli calibri, solo il calibro 12, doppietta forever, mai all’estero, con un solo cane, con una coppia di ausiliari, con un “branco”, ben vengano i corsi di formazione per monitoratori, abilitiamo i cani ai monitoraggi, leggiamo le ali, basta corsi, i cacciatori sanno già tutto quello che devono sapere eccetera eccetera. Queste sono solo alcuni dei temi delle eterne dispute verbali, che la fanno da padrone soprattutto sui social network, tra beccacciai. Ognuno ha le sue ragioni e le sue certezze, le sue soluzioni ai “problemi” della caccia, le sue verità assolute.

A onor del vero solitamente chi più “urla” spesso non è supportato da una conoscenza nemmeno basilare delle tematiche, in particolare quando si parla di gestione faunistica o di politica venatoria. Un esempio su tutti: quando viene sbandierata la regolamentazione della caccia alla beccaccia in Francia a difesa dell’estensione dei tempi di caccia nel nostro Paese. Molti ripetono “a papera” che la caccia alla beccaccia lì è aperta fino a febbraio e che quindi non c’è motivo per cui in Italia, a un passo dai nostri cugini d’oltralpe, i cacciatori debbano appendere al chiodo i fucili molto prima. Pochi però riflettono sul fatto che il motivo c’è ed è prima di tutto culturale.

Caccia alla beccaccia: in Francia si fa così

Quello che i francesi hanno ottenuto è la conseguenza di settant’anni di attività, da parte del mondo venatorio, per la conservazione della specie. E’ vero, il prelievo in Francia nel mese di febbraio è concesso (attenzione però, severamente contingentato e le giornate di caccia sono limitate), ma i cacciatori francesi, a differenza di quelli italiani, hanno il tesserino dedicato alla beccaccia (carnet de prélévement bécasse – PMA stagionale massimo 30 beccacce) da consegnare a fine stagione alla Federation des Chasseurs e l’obbligo di apporre le fascette alla zampa di ogni beccaccia abbattuta durante la stagione di caccia. Gli chasseurs si sono conquistati la possibilità di poter ancora uscire a caccia a febbraio (con i limiti sopra detti): il Club national des bécassiers (CNB), infatti, che oggi conta ben 4.100 soci e 88 delegazioni dipartimentali, e che è un’associazione protezionista riconosciuta nonché membro fondatore della Fanbpo (Federazione delle associazioni nazionali dei beccacciai del Paleartico occidentale), lavora dal 1951 per raccogliere e analizzare dati utili alla conoscenza e alla salvaguardia della specie beccaccia, condicio sine qua non per poterla cacciare. All’interno dell’associazione francese operano per questo ben sette commissioni tecnico-scientifiche (commissione inanellamento a scopo scientifico, commissione lettura ali, commissione biologia della specie, commissioni rapporti meteo, cinofilia e radiotracking, in partnership con l’Oncfs – Office national de la chasse et de la faune sauvage) che lavorano per la conservazione della Scolopax rusticola grazie ai dati raccolti dai cacciatori.

Le differenze tra Italia e Francia

Tanto per comprendere meglio la differenza tra il “sistema” francese e quello italiano, al progetto béc@notes (che prevede la raccolta, grazie alla collaborazione dei cacciatori, delle seguenti informazioni: i dati e la durata delle uscite di caccia, il numero di beccacce levate, il numero di uccelli abbattuti, il numero di cani utilizzati, il numero di cacciatori che hanno preso parte all’uscita) partecipano 1.200 cacciatori che, dato del 2017, hanno fornito queste indicazioni per 140.000 ore di caccia. Il nostro omologo beccapp.it è ancora agli esordi.

A tutto questo si aggiunge l’Observatoire gel prolongé in ben dieci dipartimenti francesi e l’applicazione di un efficace protocollo ondate di gelo nei restanti. Noi sappiamo bene che cosa accade in Italia quando l’inverno si abbatte sulla nostra penisola e soprattutto come si comportano molti cacciatori.

E non è sempre stato tutto rose e fiori per il CNB e i suoi soci. Anche in Francia esiste una parte del mondo venatorio retriva che si ostina a non evolvere culturalmente e cinegeticamente. Eppure i beccacciai francesi hanno vinto le loro battaglie senza la paura di perdere qualche associato e di dire e combattere apertamente quello che non va.

Così nel 1963 hanno ottenuto che fosse vietato cacciare la beccaccia alla posta (in Francia la posta alla beccaccia è reato, per capirci un comportamento vietato cui il legislatore ricollega una sanzione penale, è previsto il ritiro del tesserino e del fucile, più un’ammenda fino a 3.000 euro che vanno poi a sostegno della ricerca scientifica), nel 1978 è arrivato il divieto di commercializzazione della beccaccia e del tiro a la croule (che, sulla nostra pagina Facebook, qualcuno che spoloquiava su come deve essere organizzata la caccia alla beccaccia chiamava alla groulle, a testimonianza del livello culturale di chi pensa di essere in possesso delle verità e delle conoscenze sufficienti per risolvere i problemi della caccia in Italia), nel 1999 è stato decretato il 20 febbraio come data di chiusura della caccia (con le limitazioni già dette) in conformità con le linee guida sulla specie e le attuali conoscenze biologiche e nel 2011 è stato adottato un PMA nazionale con tesserino di prelievo e fascetta di abbattimento obbligatori. Nel 2017 poi, il Club stesso (quindi i cacciatori che ne fanno parte) ha chiesto la riduzione del carniere giornaliero da tre a due beccacce, stanti le criticità rilevate nelle zone di riproduzione a seguito di condizioni climatiche avverse. A questo si affianca una ricca attività didattica e culturale di aggiornamento e formazione dei cacciatori, oltre a quella relativa alla comunicazione rivolta non solo al mondo venatorio. Ricordo poi che per far parte del CNB è necessario condividere il principio etico a cui il sodalizio si ispira: cacciare il più possibile uccidendo il meno possibile.

Caccia alla beccaccia in Italia: siamo credibili?

Francamente, guardandoci intorno, il mondo della caccia italiano può avere la stessa credibilità? I temi “caldi” sono sempre gli stessi e poca è la voglia di rinnovarsi, crescere, confrontarsi e informarsi. Siamo ancora al punto che, per molti, il concetto di ammazzare di più equivale a essere un cacciatore più bravo. In realtà molti consumano tante energie cercando di proteggere una dignità venatoria che non hanno mai posseduto. Ed è innegabile che alcuni cacciatori non fanno un buon servizio alla caccia. Cerchiamo di farlo noi, quindi, con un po’ più di umiltà, educazione, voglia di capire e di confrontarci e soprattutto voglia di andare alla ricerca della beccaccia con i nostri cani ancora per molto tempo. Questo sarà possibile solo se i nostri boschi saranno ancora a lungo la casa della regina. Difendiamola quindi, cosa che non vuol dire non cacciarla, ma rispettarla.

© Viviana Bertocchi, editoriale Beccacce che Passione n° 6 2018

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Giornalista professionista, lavora nel settore dell’editoria venatoria dal 2000. Si è occupata prima della rivista Cinofilia Venatoria, per poi passare alla redazione di Sentieri di Caccia (nel 2004), di cui è coordinatore editoriale e di redazione dal 2015. Sempre dal 2004 inoltre, anno dell’uscita del primo numero, lavora nella redazione del mensile Cacciare a Palla, di cui ha contribuito a realizzare il progetto editoriale affiancando Danilo Liboi. Dal 2009 è anche coordinatore editoriale e di redazione della rivista Beccacce che Passione. Per Editoriale C&C coordina la pubblicazione di monografie dedicate ad argomenti di interesse per il settore caccia e gestione faunistica e ambientale. Fa parte della redazione di CacciaMagazine e ArmiMagazine.it

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