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Breve guida per scegliere il dispositivo fono-assorbente adatto alle proprie necessità. E qualche consiglio per salvaguardare l’udito, un senso prezioso che come tale va tutelato.

L’udito, il senso negletto. Potrebbe essere questo il titolo di un post dedicato alla sua protezione, soprattutto se guardiamo alla storia degli ultimi 50 anni.

Prima che le cuffie diventassero obbligatorie sulle line di tiro, ci si arrangiava con metodi dei più fantasiosi.

Ancora negli anni Ottanta uno di quelli più comuni per l’attenuazione del rumore era l’impiego di comune cotone idrofilo o l’introduzione nel canale uditivo di un bossolo. La disponibilità di una moltitudine di calibri per pistola ovviava egregiamente alle diverse conformazioni anatomiche ma ben poco risolveva in termini di protezione.

Oggi fortunatamente questi tempi sono passati e all’udito viene dedicata un’attenzione proporzionale alla sua importanza ed è prevedibile che le prossime generazioni di tiratori sportivi non debbano più soffrire in età più o meno avanzata di fastidiose forme di ipoacusia indotte da atti di deliberata negligenza.

Questo per il tiro. E per la caccia? L’esperienza insegna che anche il cacciatore è soggetto a una potenziale perdita uditiva, con un rischio evidentemente proporzionale all’intensità del rumore e alla sua frequenza.

Cosa proteggere

Cuffie o tappi 4
Fonte: U.S. Department of Health & Human Services

L’udito umano è un senso molto evoluto in grado di percepire suoni di frequenza compresa tra i 20 e i 20.000 Hz; suoni e rumori che, a seconda della loro intensità, misurata in decibel, possono essere fastidiosi e produrre danni anche permanenti.

In natura, l’intensità dei suoni si misura tra gli estremi di 0 (soglia dell’udibile, il silenzio) e circa 300 dB, il suono più rumoroso conosciuto; tra questi estremi si collocano il respiro umano (20 dB), i rumori tipici dell’ambiente domestico (50 dB), la musica in discoteca o a un concerto rock (100-130 dB) per salire fino ai 140-165 dB della detonazione prodotta da un’arma da fuoco.

L’esperienza clinica insegna che un’esposizione prolungata a suoni sopra gli 85 dB può produrre effetti negativi nel lungo periodo, che quella a suoni di 110 dB per oltre un minuto può causare danni permanenti così come l’esposizione anche temporanea a picchi superiori ai 140 dB; quelli, per intenderci, dei cosiddetti rumori impulsivi (inferiori a un secondo di durata). Come uno sparo.

In condizioni normali la via di trasmissione primaria del suono è la via aerea, che rappresenta il naturale input acustico per la nostra specie.

Esiste però una stimolazione per via ossea o attraverso i tessuti molli del cranio che viene spesso ritenuta responsabile di sollecitazioni alla coclea che sul lungo periodo possono provocare anch’esse danni permanenti.

Una stimolazione che presenta una efficienza nettamente minore (da 40 a 70 dB) rispetto alla via aerea e che, in condizioni normali in soggetto con condotti uditivi liberi, è sicuramente trascurabile. In caso di condotti occlusi (ad esempio per l’impiego di tappi o cuffie di protezione) anche questa forma di stimolazione può produrre delle sollecitazioni negative.

Come proteggere

Cuffie o tappiLa protezione offerta da sistemi fono-isolanti di ultima generazione si attesta su valori pari a circa 30 dB sopra la soglia per via aerea, con modeste differenze tra i due mezzi (cuffie e tappi). Per sfatare un luogo comune, bisogna rilevare come alcuni studi indipendenti abbiano dimostrato che non esistano differenze sostanziali tra l’attenuazione offerta dai tappi rispetto a quella offerta dalle cuffie in quanto l’unica area in cui la conduzione ossea è sensibile ed efficiente è la regione temporale, che rimane scoperta anche in caso di utilizzo delle cuffie.

In anni recenti, per ridurre lo stress acustico a carico del timpano in seguito alla detonazione, si privilegiano sistemi elettronici in grado di tagliare i rumori che superano la soglia di “comfort”. La loro architettura ha consentito di aggiungere numerose funzionalità tra cui, la più conosciuta, è quella relativa all’amplificazione dei suoni di intensità più bassa. Un unico strumento, quindi, è in grado di effettuare in contemporanea due azioni tra loro apparentemente contrastanti e di migliorare l’esperienza di tiro o di caccia a 360 gradi, garantendo allo sportivo maggior coinvolgimento e consapevolezza del contesto in cui operi.

Da cosa proteggere

Il parametro più importante nel giudicare un dispositivo fono-assorbente è il livello di attenuazione garantita. A seconda che lo si misuri secondo il “metro” europeo (SNR, single number rating, conforme alle norme ISO) o quello americano (NNR, noise reduction rating, conforme agli American National Standards – ANSI), il valore consono per strumenti utilizzati in poligono o a caccia deve attestarsi rispettivamente sui 30 – 25 decibel.

In entrambi i casi, con questi indici si misura la riduzione del picco sonoro attuata dallo strumento; si tratta di un valore teorico, ottenuto indossando il dispositivo in maniera appropriata, e medio, in quanto per ottenere i valori assoluti sarebbe necessario valutare separatamente come lo stesso agisca sulle frequenze di livello basso, medio e alto, ma certamente affidabile perché certificato da laboratori indipendenti e utile a confrontare tra loro differenti dispositivi e valutarne l’efficacia.

Due modesti consigli per prevenire

Per salvaguardare l’udito sono quindi necessarie due semplici azioni:

  1. impiegare – sempre – dispositivi fono-assorbenti adeguati alle sollecitazioni previste;
  2. indossarli con attenzione, facendo attenzione che gli auricolari o gli eventuali cuscinetti in schiuma delle coppe della cuffia siano della misura corretta e in buono stato di manutenzione.

La scelta tra tappi e cuffie tradizionali potrà poi essere effettuata in base alle preferenze personali.

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Matteo Brogi è nato a Bologna nel 1968. Nel 1995 inizia a lavorare come fotografo e giornalista. Dai suoi esordi professionali ha pubblicato su periodici nazionali e stranieri affiancando all’attività editoriale quella espositiva di progetti fotografici di ricerca personale.
È stato introdotto alla caccia dal padre da bambino. Attualmente caccia gli ungulati – mai quanto vorrebbe – in braccata secondo la tradizione toscana, da appostamento o alla cerca in Appennino e all’estero. La sua conoscenza delle armi deriva da una lunga esperienza agonistica nella disciplina del tiro a segno e da una forte passione per la tecnica e la meccanica. Crede fortemente nell’esigenza di divulgare i principi di una caccia etica e responsabile come mezzo per compiere con consapevolezza l’esercizio venatorio e garantire la sua fruibilità nel tempo.
Collabora con riviste del settore armi e caccia dall’inizio della sua attività professionale, realizzando servizi fotografici, recensioni, prove di armi e reportage. Ha pubblicato 4 volumi monografici: Tiro a Segno. Armi e regolamenti per le specialità di pistola (2002), Beretta. Le pistole (2012), Le pistole Glock (2014) e Pistole semiautomatiche (2015). Collabora con CAFF Editrice dal 2010. È coordinatore editoriale di Cacciare a Palla, Sentieri di Caccia e Cinghiale che Passione oltre che direttore responsabile di Hunt 360, la rivista del Safari Club International – Italian Chapter.