Le denominazioni dei calibri: una breve guida

Le denominazioni dei calibri una breve guida
photo by Massimo Mortola / Armi Magazine

Le denominazioni dei vari calibri derivano da fattori e consuetudini diverse. Una summa, concisa ma completa, sull’argomento.

I calibri per fucili a pallini ad anima liscia

Prima di tutto diciamo dei calibri per fucili a pallini ad anima liscia. Qui le denominazioni sono numeri che vanno dal 4 al 36 (4, 8, 10, 12, 16, 20, 24, 28, 32 ,36). In questo caso, più è piccolo il numero e più grande e potente è il calibro. L’apparente contraddizione deriva dal fatto che il numero in questione è il numero di palle sferiche, di diametro adatto a essere sparato dalla canna di quel calibro, che si può ricavare da una libbra (circa 450 grammi) di piombo. Questa consuetudine di indicare così i calibri risale al 1800 ed è riconosciuta in tutto il mondo. L’unica aggiunta al numero del calibro è la lunghezza in mm del bossolo. Ad esempio, per il calibro 12 abbiamo il 12/70 (che è il calibro standard), il 12/76 che è il calibro Magnum, il 12/65 che è il calibro con un bossolo più corto, specialmente usato dagli inglesi e anche da noi per caccia generica fino a qualche decennio fa.

I calibri per canna rigata

Veniamo ai calibri per canna rigata, uguale se per arma corta o per carabina. Qui va fatta una grande distinzione, fra calibri di origine europea continentale (quasi esclusivamente di scuola tedesca) e calibri inglesi e statunitensi. I primi hanno una denominazione standard, che consiste nell’indicare il diametro della palla in mm e pure in mm la lunghezza del bossolo. Esempio: 9×19, da pistola, comunemente detto anche 9 para dall’indirizzo della Casa che lo ha ideato nei primi anni del 1900, la mitica Deutsche Waffen und Munitionsfabrik (monogramma Dwm), che aveva come indirizzo telegrafico il noto detto latino “Si vis pacem, para bellum” (ossia, se vuoi la pace devi essere preparato alla guerra), mentre il 7×57, il 9,3×62 eccetera sono calibri da carabina.

Questo modo di identificare il calibro è rigidamente seguito. Talvolta vengono aggiunti i nomi dei loro celebri inventori (per esempio 7×64 Brenneke) o la ditta che li ha studiati (per esempio 6,5×54 Mannlicher Schoenauer). Da tenere ben presente che è di fondamentale importanza la forma e la capienza del bossolo, che determina la quantità e il tipo di polvere che viene impiegata e, di conseguenza, la potenza del calibro e il peso delle palle che possono venirvi impiegate. Questo naturalmente vale per qualsiasi calibro, qualsiasi nome esso abbia. Quando il calibro è studiato per essere impiegato in armi basculanti, che hanno un diverso tipo di estrattore, per cui è preferibile che il fondello del bossolo abbia un collarino sporgente, al nome viene aggiunta una “R”, che sta per “Rand” (collarino in tedesco). Esempio: 9,3×74 R.

I calibri statunitensi e inglesi

Per i calibri statunitensi, e anche per quelli inglesi, il discorso si fa più complicato. Diciamo innanzitutto che non viene indicata la lunghezza del bossolo, mentre invece quasi sempre vi è abbinato il nome della ditta che lo ha ideato o commercializzato (per esempio .300 Winchester), oppure un nome di pura fantasia, tipo “ape” o ancora aggettivi, tipo ”veloce”. Il diametro della palla viene indicato o in centesimi o in millesimi di pollice (un pollice = 254 mm). Quindi il calibro .30 e il calibro .300 hanno lo stesso diametro, che corrisponde a mm 7,62.

Nel sistema statunitense le divagazioni sul tema si sprecano. Il famoso e diffusissimo calibro 30.06 trae il nome dal fatto che è il calibro .30 adottato dall’esercito americano nel 1906. Per motivi di identificazione commerciale, calibri di identico diametro vengono differenziati nel nome, aggiungendo talvolta anche solo un millesimo di pollice. Per esempio, esiste il .218 Bee, il .219 Zipper, il .220 Swift, .221 Fireball, il .222 Remington, il .223 Remington, il .224 Weatherby, il .225 Winchester, e così via: tutti calibri con bossoli diversi e con prestazioni diverse, che come dicevamo hanno lo stesso identico diametro e che montano palle sostanzialmente simili. Quando poi un calibro ottiene un’adozione militare Nato, viene denominato con il sistema europeo: il 7,62×51 Nato e il .308 Winchester (nome civile) sono lo stesso calibro (.308 è per inciso l’esatto calibro di tutti i .30 o .300 che dir si voglia), 5,56 Nato è il contraltare militare del .223 Remington.

Quando poi la Remington ha lanciato il suo 7 mm Remington Magnum, lo ha voluto denominare in millimetri (in pollici sarebbe un .284), come omaggio alla tradizione europea dei 7 millimetri. Lo stesso vale per il 6,5 Creedmoor. Per inciso, il termine Magnum identifica un calibro con il bossolo più capiente e quindi di più alte prestazioni. Esistono poi dei calibri che hanno un nome composito, come il .22/250. Questo sta a significare che è un calibro che monta una palla calibro .22 sul bossolo di un preesistente calibro .250 Savage. Questo sistema è particolarmente usato dagli inglesi per i loro calibri da caccia grossa. Ma mentre per gli americani la prima cifra è quella del nuovo calibro e la seconda quella del calibro di provenienza, per gli inglesi vale il contrario: la prima cifra è quella del calibro di partenza, mentre la seconda è quella del nuovo calibro. Per esempio, il .500/.465 è formato dal bossolo del .500, sul quale per restringimento della spalla e del collarino è stata montata una palla calibro .465.

Il .40 Smith&Wesson

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Concludiamo con il .40, calibro statunitense messo a punto dalla Smith & Wesson, che corrisponde a mm 10,17 e che può pertanto montare palle più pesanti del 9×19. È stato messo a punto su richiesta dell’Fbi, che cercava un calibro più potente del 9×19. Ma l’Fbi, dopo averlo adottato, nel 2016 lo ha abbandonato per tornare al 9×19. Questo perché, soprattutto per i calibri da arma corta, è fondamentale raggiungere il miglior equilibrio possibile fra potenza e rinculo, in funzione della controllabilità e della velocità di ripetizione del colpo.

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