Il Tar del Veneto sul divieto automatico di porto d’armi dopo la riabilitazione penale

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Il divieto automatico di porto d’armi può ancora scattare in caso di riabilitazione da un reato previsto dall’articolo 43 del Tulps. Accade, scrive il Tar del Veneto, se la procedura si è instaurata prima che entrasse in vigore la nuova norma che elimina l’automatismo.

martello del giudice in primo piano: Tar del Veneto sul divieto automatico di porto d'armi
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Anche se la nuova Direttiva armi non prevede più il divieto automatico di porto d’armi in caso di reato e successiva riabilitazione, il no scatta lo stesso se il procedimento è iniziato prima del recepimento. Ossia quando ancora sussisteva automatismo tra reato ex articolo 43 del Tulps e diniego di porto d’armi. A prescindere dall’eventuale riabilitazione. È questa la posizione del Tar del Veneto, che ha respinto il ricorso di un cacciatore vicentino.

La modifica normativa, scrivono i giudici, non può applicarsi al caso in questione. La legittimità del divieto deve essere valutata “sulla base della normativa ratione temporis vigente al momento dell’istruttoria procedimentale e dell’adozione del provvedimento”. Ossia valutando quale fosse la norma in quel momento. Ne risulta quindi che “l’automatismo preclusivo […] risulta legittimo sulla base della disciplina di cui all’articolo 43 Tulps ratione temporis vigente”. Ci sta però che sia solo il primo episodio di una nuova serie.