Esproprio delle armi: una realtà?

esproprio delle armi: quattro armi da caccia su tavolo di legno
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Alcune questure stanno procedendo all’esproprio delle armi in ragione del loro numero ritenuto eccessivo.

In aggiunta alle numerose disgrazie di questo anno orribile (ha meritato per la prima volta nella storia la copertina di Time) ci mancava l’esproprio delle armi legittimamente detenute. Una delle tante fake news che girano su internet? Assolutamente no: purtroppo è tutto vero e dimostrabile per tabulas.

Al momento l’iniziativa pare coinvolgere alcuni grandi collezionisti di armi. Ma, visti gli imprevedibili sviluppi, se non si correrà ai ripari domani potrà via via interessare tutti quanti. Capita che qualche questura desideri praticare l’imposizione di limite massimo di armi detenibili a prescindere dal titolo che legittima la detenzione delle medesime, e stia procedendo in via di urgenza, dopo avere semplicemente notificato un avviso di avvio procedimento amministrativo che dice più o meno così: “Rispettato collezionista, lo stiamo facendo per il tuo bene. Siccome hai numerose armi da fuoco, troppe secondo noi, potresti finire vittima di malintenzionati. Quindi te ne disfi all’istante oppure veniamo a prenderle noi”.

Un momento – direte voi. I limiti già esistono, la legge li indica. La licenza da collezione serve proprio per poter detenere numerose armi, tant’è che si prevedono severe norme di sicurezza, ben al di là della custodia diligente che resta onere di ogni detentore, indipendentemente da quante armi possiede. Non è così, dice la questura. Decido io quante armi sono troppe: e tu ne hai troppe. Non va bene. Il collezionista ha trasformato la sua dimora in un caveau blindato, allarmi ovunque, telecamere, armadi blindati, muri antimissile. Che cosa importa? prosegue la questura. Per un numero così rilevante di armi “non è ipotizzabile un livello ottimale di misure di sicurezza”.

La soluzione per il disarmo?

Piccola serie di riflessioni: tutti noi crediamo sia dovere della polizia prevenire il crimine e difenderci dai malintenzionati, anche da quelli che potrebbero rubarci le armi. Questa però assomiglia a una resa alla criminalità dilagante (ma il ministero dell’Interno afferma che siamo un Paese ultrasicuro). E le armerie? Stanno su Marte! Oppure sono immuni (forse scaricando l’omonima app) dalle mire del crimine? Nel silenzio della legge, chi decide “il numero di imposizione massima” (un’invenzione originale)? Il funzionario di turno? E con quali criteri: 50 armi (in totale) potrebbero apparire una miseria o un’enormità, dipende dai punti di vista.

Fino a dove si può spingere l’imposizione? Verranno a confiscarle manu militari? A quale titolo, visto che non c’è reato? Come verrà giustificato lo spossessamento forzato? Come esproprio proletario? Come misura preventiva di che? Chi ha speso decine o centinaia di migliaia di euro per mettere insieme una pregevole collezione resterà con un pugno di mosche? Dove stanno i criteri di valutazione, di indennizzo, le coperture finanziarie per pagarli? Mi fermo qui, ma ci sarebbe da scrivere per un mese filato.

Credo che in questo modo sia iniziata la soluzione finale per il disarmo che in tanti auspicano come toccasana per ogni male del mondo. Qui, in Italia, nell’anno (sfigatissimo) della grande pandemia non poteva essere altrimenti. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

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